lunedì, 11 febbraio 2008, ore 22:13

E Dio disse: "Dove lo metto l'universo? Vi rendete conto che l'universo non ha uno spazio proprio? E' spazio ma non ha spazio"
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categoria : pensieri istantanei
lunedì, 10 dicembre 2007, ore 16:14

Con passione,
scivolando per il candore d’un albero trucidato,
ammicco carezze.
L’insostenibile passione di un’amore che sta per marcire.
Con enfasi,
la mia pelle ti spella la schiena.
Strusciarmi a te e scacciare la delicatezza dell’ipocrisia,
mentre l’organo suona impetuoso
violentando il carattere dentro la tua fodera.
L’anima è perduta nel bosco dei caseggiati grigi che sfiatano fumi.
Il giallo tintinna e l’albero trucidato frutta verde sonante.
Il bianco candore è avvizzito dalla violenza
E il verde, sparso dal pennello stilografico,
s’insinua spaventevole tra le rughe.
È un coltello puntato alla gola dell’angelo per rapinare parole,
scelte accuratamente dalla sua tasca:
avvolte da un sudicio valore.
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categoria : umiltà nel non chiamarle poesie
lunedì, 03 dicembre 2007, ore 21:19

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=3570&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=

 

 

Quando la realtà supera la fantasia... Palahniuk je fà 'na pippa...

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mercoledì, 28 novembre 2007, ore 22:51

Una carezza si corica
sulle creste agitate dell'oceano:
stelline d'oro si accendono
e pare il chiasso di una galassia magica.

Franta e rifratta si aduna in una corsia
la luce che il sole disegna andando via.

Stanno due palme dove termina
quella striscia di perline che galleggiano:
fronde fuori fuoco gialleggiano
come fuse nell'oro che le illumina.

Anche un gabbiano che passa per quella via
per un istante si indora con la sua scia.

Ti prego, taci e volgi gli occhi fin l
e resta con me a guardare.
Preferisco cos
e non mi chiedere
a cosa penso: inutile.
Preferisco cos, ti prego, non insistere.

Una carezza si corica
sul mio viso che interpone il suo velo,
sperdo lo sguardo in fondo al cielo
e ti resta una faccia fotogenica.

Se solo fosse stato ieri, sai
nel metallo prezioso eri un'effige
ma oggi - la mia maschera non dice -
l ti fondi e per me non tornerai.

Guardo nel sole che fugge e mi porta via,
guardo nel sole fingendo la poesia.

Ti prego, taci e volgi gli occhi fin l
e resta con me a guardare.
Preferisco cos
e non mi chiedere
a cosa penso: inutile.
Preferisco cos, ti prego, non insistere
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categoria : citazioni
mercoledì, 28 novembre 2007, ore 22:24

alef

M’aspetta il testo, nel mio nefasto tepore,
In quella spoglia valle, che un tenue “c’è”,
manda in estasi l’ardore.                                
Ma il mio universo si ghiaccia e il braccio,
in procinto, bloccato in quello scacco.
Penna assorta e assopita,
ferma nell’assurdo grafizzare.
Quel sudicio re, cui l’arrocco stronca,
violenta l’ardore del fare.
Gli strumenti sono ingenui.
Deboli e magri si piegano col ventre schiacciato.
Mai più disegnar parole con la speranza nel cuore.
Solo vuota dissonanza,
a svuotar l’asse sacra che l’universo manifesta.
Quell’amor che prima smuoveva parole,
ora marcio arrossisce di fronte al ghigno del manifesto.
Amorfe mostro porge mani in attesa di catene.
Un sol segno che sappia ritrarre il suo singolo petalo.
Un testo nefasto che sfati la festa del tutto.
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categoria : umiltà nel non chiamarle poesie
martedì, 27 novembre 2007, ore 18:11

Fare la storia vuol dire incasinare la geografia.
D. Pennac
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categoria : citazioni
lunedì, 26 novembre 2007, ore 03:01

Osserva.

Mentre le pupille partoriscono anima.

E in superficie il carattere sembra uguale

ma penetra l'idea affinchè ogni carattere trasudi cuore.

E il fondo sfuma la crudeltà.

Alza gli occhi dall'ugual diverso e guardati allo specchio.

Le pupille non smettono di partorire.

Perchè la poesia è quello specchio e il fondo rimane lo stesso.

Arrenditi al paradosso finchè il ghigno non spreme lacrime.

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categoria : pensieri istantanei
venerdì, 23 novembre 2007, ore 17:40

E se fossi di fronte all’Immenso chiederei nella mia lingua di scavare in fondo al cuore.
In fondo al cuore degli amici più cari. Quei brandelli d’anima divina che la vita ha strattonato lontano da me, che l’orgoglio ha riempito di lacrime fra il buio delle loro coperte e la solitudine di un libro.
Quegli amici che pensano a te mente cambiano una lampadina o mentre la corda da loro annodata gli dondola attorno al collo.
E se fossi di fronte all’Immenso chiederei nella mia lingua cosa c’è nel loro cuore. Un dettagliato elenco che mi permetta di vendere l’anima al Diavolo per assicurar loro una vita speciale.
Perchè l’immenso non fa favori ma Satana capisce alla perfezione la condizione di un uomo solo. Fra rifiuti abbandonati dalla bontà ci s’intende.
Andrei da ognuno di loro col mio elenco. Ad accarezzare una fronte, a far scivolare, come si fa con una coperta sulle spalle, praole di conforto. A versare lacrime per loro. A soffiare sulla vela del loro narcisismo. A curarli, pulirli, accudirli, baciarli, abbracciarli.
E, Diavolo, se in questo mondo, non basta logorare la mia volontà col lavoro per permettere a parti di me di vivere una vita serena, la mia anima te la puoi mangiare come ti piace.
Io avrò sempre i miei amici e loro sempre avranno me.
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categoria : pensieri istantanei
mercoledì, 21 novembre 2007, ore 17:07

E Dio il settimo giorno non si riposò affatto. Inventò la festa di alluin e disse: Andate e bevete tutti in questa santa festa. Perchè l'alcol e le droghe sono sostanze sante, brandelli di spirito santo. E voi sporchi peccatori ne avete proprio bisogno.

E Dio inventò la birra e disse: Questa è la mia bile. Prendete e bevetene tutti. E noi beviamo... 

Poi inventò l'hashish e disse: Prendete e fumatene tutti questi sono i miei calcoli renali offerti ai miei figli per renderli partecipi della bontà divina. E noi fumiamo...

Ricordatemi durante il santo allouin: tempo di pentimento, tempo di elevarsi al cielo. La scorciatoia per il paradiso assieme alla preghiera.

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categoria : il mio me
martedì, 20 novembre 2007, ore 20:26

Spira il tuo amore da un rantolo ossuto.
L’amore ansimante che si spegne nello strozzar d’una palla di pelo.
E la mia mano s’appoggia appena sotto il tuo collo
mentre il velluto viola t’accarezza la pelle.
La sua testa cede al suo gravare
E dai capelli traspare ancora la luce.
Il tuo bianco candore inchiodato alla fine ha perso il suo pallore.
 
E il mio dito, a lutto giochicchia al gioioso funerale con un tuo ciuffo.
Aspetto un tuo sogno.
Aspetto d’accasciarmi ancora fra i tuoi colli vestiti da sposa.
 
Ma il mogano s’impone impetuoso e una mia lacrime ti cade sul viso.
 
L’ultimo residuo d’amore per te Angelo Mio.
Sarà la tua carrozza per galoppare fiera sul nulla dell’eterno cassetto grigio cemento.
E sarà la mia salvezza per continuare a vivere privato dall’inutile speranza rossa,
per sentire ancora l’odore della terra e liberarmi dallo sguardo al cielo.
Ti rendo una lacrima.
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categoria : pensieri istantanei